STORIA

History

La committenza: i Centurione 

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Il ramo famigliare stabilitosi nella zona di Fossatello discende da quello degli Ultramarini: essi, arrichitisi col commercio, vedono emergere nel XVI secolo la figura di Adamo Centurione, considerato il più ricco di Genova, grande asientista, secondo uomo della Repubblica ai tempi doriani e delfino dell’Ammiraglio di cui era anche diventato parente (sua figlia Ginetta sposò Giannettino Doria, nipote e figlio adottivo di Andrea Doria).

Adamo sa conciliare in sé il guerriero, il commerciante e persino il banchiere: per queste sue doti diventa ambasciatore di Carlo V, combattendo a proprie spese in Africa e in Germania, e sostenitore del più importante ordine spagnolo, i gesuiti.
 

Adamo Centurione, nel 1511, aveva eretto una maestosa dimora sulla quale nascerà l’attuale edificio seicentesco. La proprietà dell’isolato passa, infatti, al nipote Cristoforo (figlio del fratello di Adamo, Battista) ritenuto l’uomo più ricco di Spagna. Egli - morto attorno al 1609 - l’11 Agosto 1607 designa il primogenito Battista erede testamentario. 
 

Di lì a poco, quest’ultimo darà inizio ai lavori di costruzione del nuovo edificio: esso sorge sull’area che comprendeva due domus dei Centurione e alcune case contigue comprate da Cristoforo in funzione della nuova fabbrica il cui perimetro ingloba le preesistenti unità abitative unificate a discapito del suolo pubblico.

La data di edificazione, 1612, risulta dall’iscrizione che Gio. Battista dettò nel testamento del 1615 e che volle scolpita sul secondo cornicione marcapiano:

DEO JUVANTE BAPTISTA CENTURIONUS CHRISTOPHORI FILIUS HAS AEDES IN GENTILITIO SOLO NON MEMORIAE QUAM SIBI VIRTUTE COMPARANDAM STATUIT VERUM SUO POSTERORUMQUE SUORUM AC URBIS ORNAMENTO A FUNDAMENTIS CREXIT – ANNO MDCXII

(Col favore di Dio Battista Centurione, figlio di Cristoforo, questa casa nel proprio terreno dalle fondamenta costrusse l’anno 1612, non per lasciare nome di sé, che questo propose di acquistarsi con la virtù, ma per uso proprio e dei suoi posteri e per ornamento alla città).
 

A questa frase va correlata l’altra, virgiliana, riportata sul cartiglio dell’elegante portale: SIC NOS NON NOBIS (Così noi non per noi). Dopo la morte di Battista - avvenuta tra il 1615 e il 1622 - il palazzo passa, ancora incompiuto, al fratello Filippo (secondogenito) perché l’unico figlio Davide entra nell’ordine dei Carmelitani Scalzi con il nome di Fra’ Nicolò di Gesù Maria.

Filippo in un primo momento lega l’edificio al primogenito Agapito che termina l’opera di costruzione, ma nel testamento del 1643 annulla tutti i lasciti al figlio, vittima illustre della bancarotta del 1627.
Nel 1664 l’edificio risulta inserito nel sistema dei rolli (II bussolo) sotto il nome di Giulio Centurione quondam Agostino.


Nel 1669 ne diventa proprietario il figlio di Agapito, Cristoforo Battista; la proprietà resta, quindi, dei Centurione fino a tutto il XVIII secolo.

Vicende successive 

Nel corso dell’XIX secolo i Centurione, marchesi di Madrid, si trasferiscono in Spagna. Già nel 1798 il palazzo risulta intestato ai Saluzzo-Brignole e nel 1874 viene acquistato dal Marchese Gaetano Cambiaso: tale famiglia ne rimane proprietaria fino al 2004, anno in cui è subentrata la Società R.R.E..

Tale data ha coinciso con l’evento che ha visto la città di Genova eletta “Capitale Europea della Cultura”, fatto che ha inciso profondamente sulle sorti del suo centro storico avviandone un enorme processo di recupero: l’operazione non poteva non investire palazzo Centurione, edificio vincolato per i suoi pregi storico-artistici che, infatti, ha subito il restauro sia dei principali prospetti, contribuendo al decoro ed alla riqualificazione di via del Campo e di via Lomellini - dichiarata “Patrimonio dell’Umanità Unesco” - sia degli ambienti interni.


Nel palazzo sono ospitati esercizi commerciali al pian terreno ed abitazioni private nei mezzanini e nell’attico; il primo piano nobile, già adibito ad uso di ufficio - avendo ospitato per diversi anni l’IRRSAE - mantiene una simile funzione con la nuova Società.
 

Tale destinazione interessa, invece, per la prima volta il secondo piano nobile, quello di maggior valore artistico per le sue decorazioni: dopo essere rimasto chiuso per lungo tempo oggi, grazie alla volontà degli attuali proprietari, ha finalmente riacquisito la sua dignità col ripristino degli ambienti e con una nuova destinazione d’uso che prevede anche l’inedita possibilità di fruizione, da parte del visitatore, di un ‘bene’ di tale portata.

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