ESTERNI

Facades

L’attribuzione a Galeazzo Alessi del progetto architettonico, riportata da Carlo Giuseppe Ratti, non è conciliabile con la data di costruzione che compare nell’iscrizione corrente sui prospetti principali - 1612 - in quanto il famoso architetto lasciò Genova nel 1570 e morì poco dopo.

 

Resta innegabile, tuttavia, l’adesione di palazzo Centurione ai modelli creati a Genova dal maestro perugino e la volontà del committente di possedere una residenza aggiornata sull’esempio di quelle di Strada Nuova.

 

Tale intento trova riscontro nella seconda edizione della raccolta dei Palazzi Moderni di Genova pubblicata da Pieter Paul Rubens nel 1652 dove sono inserite - con alcune discrepanze rispetto all’edificio reale - le incisioni di due piante e dell’alzato del Palazzo del sig. Battista Centurione (tav. XIII): il riconoscimento che l’artista di Anversa accorda ai più ammirevoli edifici della città suggella la fama internazionale raggiunta dalla Repubblica genovese diffondendo in tutta Europa l’esempio dei costumi abitativi della classe imprenditoriale.

 

Federico Alizeri, in seguito, ha identificato l’autore di palazzo Centurione in Andrea Vannone, prima, e in Gaspare Della Corte, successivamente.

 

La paternità più recente è, invece, riferita da Ennio Poleggi a Battista Cantone e a suo figlio Filippo.

Il prospetto principale si articola, simmetricamente rispetto al portale d’accesso, in sette assi verticali determinati dalle aperture e suddivisi su tre piani sormontati rispettivamente da mezzanini e distinti da cornicioni: un piano terra e due piani nobili.

 

La mole compatta del fabbricato è delimitata, nell’estremità superiore, da un aggettante cornicione retto da mensole ed è coronata da un attico, in parte terrazzato, che emerge con un corpo centrale rimaneggiato nel XIX secolo.

 

La facciata risulta nobile e candida: nella parte inferiore presenta arcate cieche in pietra di Finale lavorata a bugnato, rivestimento che prosegue in altezza lungo i suoi spigoli cingendola vigorosamente.

 

In posizione centrale s’incastona il prestigioso portale marmoreo d’ingresso concepito come un arco inquadrato da un’imponente struttura architravata in stile dorico, decorata con triglifi e metope e retta da lesene scanalate e rudentate.

 

Ai lati due finestre sono arricchite superiormente da maschere di sapore ancora manierista.

 

L’ornamento dei piani superiori risulta alleggerito dall’intonaco liscio su cui risaltano le cornici rilevate delle finestre: quelle maggiori sono balaustrate e coperte da timpani alternativamente curvi o rettilinei; quelle dei mezzanini costituiscono una sorta di cartelle.

 

La decorazione di tale prospetto si ripete, pressoché uguale, sulla più breve fiancata destra; i due prospetti sono unificati dai cornicioni marcapiano, la cui continuità è sottolineata da un fregio epigrafico che corre lungo uno di essi.

 
Il limite sinistro del prospetto principale non coincide con quello degli ambienti interni che in questa direzione hanno uno sviluppo assai maggiore non percepibile dal paramento esterno che altrimenti risulterebbe squilibrato.

 

Tale estensione è frutto dell’accorpamento di vicine case medievali che esternamente hanno conservato, almeno in parte, il loro aspetto originario: esse presentano, infatti, aperture a sesto acuto con ghiera bicroma - riportate alla luce col restauro - e un portale di ardesia decorato.

 

I vari livelli del palazzo sono collegati all’interno da un maestoso scalone - le cui pareti e volte conservano ancora l’originale ‘infrascatura’ dell’intonaco - che, in asse con il portale, si sviluppa sul retro dell’edificio e i cui ballatoi sono illuminati da ampi loggiati affacciati su vico dei Fregoso.

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